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Corte Rinascimentale a Ferrara

Prima Parte: La Formazione del Comune.

Alla fine del secolo XI, ma per lo più nei primi anni del XII secolo, nelle città dell’Italia centro-settentrionale si realizzò una forma di governo autonomo, nota come Comune, che portò alla costituzione di veri e propri stati, all’interno dei quali i cittadini prendevano decisioni in materia di politica interna e di politica estera, senza rendere conto ad alcuno del loro operato. Anche a Ferrara si realizzò tale forma di governo, che durò per un tempo assai più breve che nelle altre città per una serie di motivi che si cercherà. Pur brevemente, di illustrare. Il secolo XI conobbe un grande conflitto di natura politica, sociale e religiosa che i manuali scolastici chiamano “Lotta delle Investiture”, con riferimento alla disputa tra Papato ed Impero a proposito della nomina dei vescovi.
A quell’epoca, infatti, i vescovi erano anche incaricati di compiti di governo della città, così che prevaleva, al momento della scelta dell’uomo da eleggere come vescovo, non tanto la sua attività pastorale, quanto le sue capacità di uomo politico, il suo potere personale, i suoi legami col sovrano. Vescovi di questo genere erano, quindi, del tutto estranei dalla vita religiosa della diocesi ed anche il clero da loro dipendente non aveva motivi di operosità e di dedizione pastorale, tantomeno era la vocazione religiosa che aveva fatto compiere di vita ai preti: i benefici ecclesiastici erano, notoriamente, in vendita e la carriera all’interno delle gerarchie la si faceva pagandola in denaro contante. Inoltre, avere una famiglia irregolare non era motivo di scandalo, dato che anche i vescovi ce l’avevano. Questa situazione, però, ad un certo momento non fu più tollerata: all’interno stesso della Chiesa, in particolare nel monastero francese di Cluny, vennero avanzate richieste di moralizzazione e di un ritorno delle gerarchie ecclesiastiche alle attività pastorali. Il conflitto, che scoppiò fra l’Impero, che controllava la nomina dei vescovi, ed il Papato, una volta accolte le idee della riforma, si riversò direttamente sulle città. I vescovi di nomina imperiale godevano dell’appoggio delle principali famiglie cittadine, alle quali concedevano le terre ecclesiastiche in feudo, non curandosi della scomunica comminata a loro da papa Gregorio VII.
All’interno delle città, però, si erano verificati profondi cambiamenti sociali. La ripresa economica manifestatasi già nel secolo X si era fatta più vigorosa durante l’XI. Importanti innovazioni tecnologiche (aggiogamento dei buoi, perfezionamento dell’aratro, cicli colturali) avevano favorito una maggiore produttività dei terreni agricoli, soprattutto di quelli che erano gestiti in maniera diretta da piccoli e medi proprietari, ai quali la migliorata produzione agricola in qualità ed in quantità aveva consentito di andare ad abitare in città, pur mantenendo la proprietà della terra. In tutte le città dell’Italia centro-settentrionale, nel corso del XI secolo si ebbe l’inurbamento di gente nuova, che si dedicò prevalentemente alla produzione, al commercio ed alle attività finanziarie necessarie alla vita urbana, soprattutto perché si stava verificando un notevole sviluppo economico ed un significativo incremento demografico.
 
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