“Sempre connessi e sempre collaborativi”.
Sono due degli imperativi di base della nuova epoca del web e quindi della “business lyfe” della nostra epoca (dopo la nascita di Google).
Esaminiamone brevemente gli elementi salienti.
Diverse fonti di ricerca ci dicono che oltre il 60-70% delle prenotazioni per uno spettacolo o per una struttura ricettiva, avvengono con una prima visita sul web e solo successivamente con un contatto diretto .
Inoltre, una percentuale crescente dei clienti potenziali cerca di farsi un opinione su quell’evento o quella struttura o su quella destinazione, dalle foto e dalle notizie che riesce a reperire, ed eventualmente dalle opinioni (sul web) di chi già l’ha sperimentata (attraverso i blog).
L’unione di questi fenomeni porta all’esigenza di innovare il rapporto tra strutture ricettive , organizzatori e fruitori di eventi e/o mostre e il web.
Essere collaborativi è l’altro must della nuova epoca della web economy.
La collaborazione porta a realizzare (tutti insieme) la più grande enciclopedia al mondo ed a creare una sorta di “wikieconomy”.
La collaborazione potrebbe quindi risultare la strada per migliorare il processo informativo e distributivo del settore ospitalità/eventi/mostre/spettacoli e di conseguenza anche il loro successo economico.
Si potrebbero così generare utili sinergie tra i diversi aspetti dell’offerta turistica.
L’attivismo continuo è una seconda esigenza della nuova web- economy o web-communication.
Le informazioni viaggiano di continuo, le richieste sono incessanti (24 ore su 24) e il mondo è divenuto globale, come tutti ripetono.
Non è più ipotizzabile lasciare un sito web non aggiornato per oltre una settimana, né lasciare la sezione relativa al segmento “info” di qualunque tipo, solo “available on request”.
Le richieste dei clienti devono essere evase in tempi rapidi, perché è proprio con la rapidità di risposta che si può battere la concorrenza.
Da una ricerca svolta solo un anno fa, tra circa 20 hotel a 4 stelle business italiani è emerso che solo il 20% ha risposto con un’offerta alle richieste di un potenziale gruppo per un meeting entro le 24 ore.
L’attivismo comporta l’essere sempre “sul pezzo”, come si usa dire.
Per un Hotel poi, un sito web “pronto a reagire” è fondamentale quanto avere una hall sempre presidiata da un bravo receptionist, gentile ed attento alle richieste dei clienti presenti e/o futuri.
Per tutte queste considerazioni, il valore della formazione all’interno delle aziende del terziario (e del turismo culturale in particolare) è di certo uno tra gli aspetti più importanti.
Analogamente, una buona informazione è la grande chiave di successo per un evento, una mostra o un convegno, in quanto è necessaria per accrescere l’interesse dei partecipanti ed a farli tornare a casa soddisfatti, con un valore in più che li ha gratificati e li ha arricchiti.
Ma a che tipo di formazione pensare al giorno d’oggi dopo la “crisi mondiale” per i laureati in cerca di un primo impiego nel mondo della Cultura ed in particolare della sua divulgazione “on-line” e/o promo-commercializzazione ?
In passato si sono affermati tre step evolutivi dei modelli formativi che possiamo definire: a) l’accademico, b) il mix pratico-teorico, c) la formazione nell’epoca dell’innovazione continua.
Il modello accademico (che tutti conosciamo) prevede la formazione ex-catedra, cioè un modello di comunicazione unidirezionale: dal docente al discente.
E’ un modello che si conserva come forma esclusiva di insegnamento ormai solo in alcune Università italiane o, magari correttamente, in tutte le situazioni di formazione di base di addestramento ad alcuni mestieri pratici.
Alcune esperienze didattiche prevedono dei momenti di formazione classica e specialistica, ma di certo non rappresentano dei momenti ad alto tasso di “appeal”.
C’è un proverbio antico che afferma: “Chi legge dimentica, chi vede ricorda; chi fa impara”.
Il modello formativo del “learning by doing” è nato negli Stati Uniti sulla scia delle innovazioni metodologiche apportate nei grandi corsi master post universitari e delle teorie di informazione innovativa degli anni ‘80.
Tale modello si basa sul sistema usato in passato anche nelle grandi botteghe artigiane e artistiche italiane del Rinascimento; quando il “maestro” accoglieva (dopo aver selezionato i più meritevoli) nel proprio studio i giovani apprendisti e li instradava attraverso la pratica ad un lavoro più o meno artistico.
E’ un modello che si è evoluto nelle forme di “team building” e, recentemente, nello “Psicodramma Aziendale”.
Questo è un modello formativo ad alto impatto emozionale che lascia un ricordo attivo e positivo nei partecipanti e che, pur a volte non perfettamente noti, sono spesso presenti in molte Università europee.
Le applicazioni vanno dalla formazione legata allo sport (rafting, vela, orientiring ecc.) per moltiplicare il “senso del team”, alle forme di arte o spettacolo (i manager sul e del palcoscenico..) fino ad applicazioni “nuove” come la meditazione e l’affiatamento del gruppo.
La terza via della formazione per aziende la definiamo” doing by learning”.
E’ la tipologia innovativa per eccellenza che si applica appunto alle istituzioni con forte vocazione alla sperimentazione e all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
“Doing by learning” sta appunto ad indicare che la pratica viene prima della teorizzazione e che la necessità di mettere in pratica (almeno durante gli stage), porta all’estrapolazione empirica dei concetti ed alla loro assimilazione.
Un esempio di formazione che si ispiri a quest’ultimo concetto può essere ritrovata nelle sessioni tipo il brainstorming.
Anche alcuni Corsi Master in Italia adottano questo principio supportando l’interscambio continuo tra l’Universo e le aziende per la nuova motivazione dei giovani partecipanti ai diversi master.
Se poi si considera il bisogno attuale latente (ma non per questo meno impellente) delle aziende ricettive di veicolare le proprie informazioni in modo da avere in ogni caso il più ampio ritorno di pubblico possibile (quel pubblico il quale solo se informato decreterà il successo commerciale o meno dell’Albergo e/o Località), appare evidente la necessità di sperimentare vie nuove e creare professionalità nuove.
Il funzionamento di tutte le strutture ricettive (piccole o grandi), anche con un solo cliente in casa, necessitano di una persona che la presidi.
Quella persona ha sicuramente un costo che può essere ammortizzato solo se la stessa sarà capace di trasformarsi da Portiere in attesa, a Promotore turistico-commerciale dell’azienda stessa e del territorio al suo intorno.
L’informazione turistica (ed i loro risvolti commerciali) sono rimasti concettualmente, nei migliori dei casi, alle Guide Rosse del TCI, Touring Club Italiano, le quali furono ideate (rigorosamente solo in lingua italiana) nei primi decenni del secolo scorso.
Oggi è cambiato il supporto che da cartaceo è diventato digitale, ma le informazioni (quando si trovano) sono sostanzialmente vecchie di un secolo e quasi mai nelle lingue proprie dei potenziali nuovi turisti (giapponesi, russi, cinesi, indiani) o anche dei tradizionali turisti quali ad esempio i portoghesi (anche tutto il Brasile parla portoghese).
Spesso neppure in lingua spagnola, scandinava, e qualche volta neppure in tedesco.
Per verificare la veridicità di tali informazioni è sufficiente navigare sul web.
Il tragicomico tentativo di realizzare con estrema dovizia di mezzi il famoso “cetriolone” (il sito www.italia.it) naufragato miseramente due anni fa, nonostante il coinvolgimento delle massime istituzioni culturali e turistiche (a partire dal Ministero dei Beni Culturali dell’epoca che aveva anche la delega al Turismo) sta a dimostrare l’inesperienza di troppi che pretendono di parlare di cultura e di turismo culturale senza averne la minima idea.
Arch. Lanfranco Viola
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Ripagrande Hotel - via Ripagrande, 21 44100 - Ferrara (Italy)